L’importanza delle fiabe nello sviluppo psicologico del bambino

L’importanza delle fiabe nello sviluppo psicologico del bambino

Nel mio lavoro come psicologa infantile e psicoterapeuta dell’età evolutiva, gli strumenti che utilizzo maggiormente con i bambini per accedere al loro mondo interno sono il gioco, il disegno e i racconti di storie, tra cui anche le fiabe. Attraverso questi mezzi il bambino infatti parla di sé, dei suoi desideri e delle sue angosce, identificandosi con i personaggi del suo disegno, del suo gioco o della sua storia, collocandoli in un tempo ed uno spazio lontano da sé.

Il ruolo della Fiaba tradizionale ancora molto utile nello sviluppo psicologico del bambino

Nonostante le fiabe tradizionali possano sembrare desuete o superate, questo genere di narrativa, diversamente da altra letteratura moderna per l’infanzia, si adegua in modo ideale alla mentalità del bambino. Il noto psicoanalista austriaco Bruno Bettelheim, nel suo libro “Il mondo incantato”, analizza il significato psicologico della fiaba e l'aiuto che può offrire nel delicato periodo della crescita dell’individuo, raccomandandone l’uso a genitori ed educatori.

Durante il proprio percorso di crescita, ogni bambino si ritrova ad affrontare angosce e fantasie relative alla propria fase di sviluppo, come:

  • superare dipendenze infantili;
  • affrontare delusioni narcisistiche;
  • affrontare dilemmi edipici;
  • risolvere rivalità fraterne;
  • conseguire una propria individualità;
  • costruire un proprio senso morale;
  • costruire un proprio senso di sé.

Grazie alle Fiabe egli può giungere alla conoscenza e capacità di conoscere se stesso, familiarizzando con il suo mondo interno, effettuando sogni ad occhi aperti: meditando, fantasticando e rielaborando intorno ad adeguati elementi narrativi in risposta a determinate pressioni interne.  

Il ruolo delle Fiabe nell'immaginazione, nella crescita del bambino e nello sviluppo della personalità

È qui che le fiabe hanno un valore senza pari nello sviluppo psicologico del bambino. Le fiabe offrono nuove dimensioni di pensiero e di immaginazione e pongono il bambino in maniera onesta di fronte ai principali problemi umani, in modo chiaro e conciso. Mentre intrattengono il bambino, gli permettono di conoscersi e favoriscono lo sviluppo della sua personalità. Il significato psicologico della fiaba è diverso per ciascun individuo e per la stessa persona in momenti differenti della vita. Il bambino trae un significato diverso della stessa fiaba a seconda dei suoi interessi e bisogni del momento. Quando gliene viene data l’occasione, egli ritorna alla stessa storia, quando è pronto a elaborare vecchi significati o a sostituirli con significati nuovi.

La comprensione del bene e del male e la scelta della persona che il bambino vuol essere

Nelle fiabe il male e il bene s’incarnano in alcuni personaggi e nelle loro azioni; i personaggi delle fiabe non sono ambivalenti, non sono buoni e cattivi nello stesso tempo come lo siamo tutti noi nella realtà. Questo permette al bambino di comprendere facilmente la differenza tra le due cose, ma anche che esistono delle grandi differenze tra le persone e che quindi bisogna operare delle scelte circa il tipo di persona che si vuole essere. Il cattivo, simboleggiato dal gigante, dal drago, dal potere della strega, dalla scaltra regina, non è privo di attrattive per il bambino e spesso nelle fiabe ha temporaneamente la meglio. Ma è l’eroe a risultare più attraente ed è con lui che generalmente il bambino si identifica in tutte le sue lotte. Grazie a questa identificazione immagina di sopportare prove e tribolazioni e trionfa con l’eroe quando ha la meglio sul cattivo. 

Il bambino s’identifica con l’eroe buono non per la sua bontà ma perché la condizione dell’eroe esercita un forte richiamo positivo su di lui. L’interrogativo che si pone il bambino non è tanto  “Voglio essere buono?”, quanto “Come chi voglio essere?”: decide chi essere proiettando tutto se stesso su un singolo personaggio ed identificandosi con esso.

Il messaggio generale che le fiabe comunicano al bambino sembra essere questo: una lotta contro le gravi difficoltà della vita è inevitabile, è un’intrinseca parte dell’esistenza umana che soltanto chi non si ritrae intimorito ma affronta risolutamente avversità inaspettate e spesso immeritate può superare tutti gli ostacoli e uscirne alla fine vittorioso.

Cappuccetto rosso

La fiaba dei fratelli Grimm

C'era una volta una dolce bimbetta; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna che non sapeva più che cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e poiché‚ le donava tanto, ed ella non voleva portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso. Un giorno sua madre le disse: "Vieni, Cappuccetto Rosso, eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata e si ristorerà. Sii gentile, salutala per me, e va' da brava senza uscire di strada, se no cadi, rompi la bottiglia e la nonna resta a mani vuote."

"Sì, farò tutto per bene," promise Cappuccetto Rosso alla mamma, e le diede la mano. Ma la nonna abitava fuori, nel bosco, a una mezz'ora dal villaggio. Quando Cappuccetto Rosso giunse nel bosco, incontrò il lupo, ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura. "Buon giorno, Cappuccetto Rosso," disse questo. "Grazie, lupo." - "Dove vai così presto, Cappuccetto Rosso?" - "Dalla nonna." - "Che cos'hai sotto il grembiule?" - "Vino e focaccia per la nonna debole e vecchia; ieri abbiamo cotto il pane, così la rinforzerà!" - "Dove abita la tua nonna, Cappuccetto Rosso?" - "A un buon quarto d'ora da qui, nel bosco, sotto le tre grosse querce; là c'è la sua casa, è sotto la macchia di noccioli, lo saprai già," disse Cappuccetto Rosso. Il lupo pensò fra s': Questa bimba tenerella è un buon boccone prelibato per te, devi far in modo di acchiapparla. Fece un pezzetto di strada con Cappuccetto Rosso, poi disse: "Guarda un po' quanti bei fiori ci sono nel bosco, Cappuccetto Rosso; perché‚ non ti guardi attorno? Credo che tu non senta neppure come cantano dolcemente gli uccellini! Te ne stai tutta seria come se andassi a scuola, ed è così allegro nel bosco!"

Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e quando vide i raggi del sole filtrare attraverso gli alberi, e tutto intorno pieno di bei fiori, pensò: Se porto alla nonna un mazzo di fiori, le farà piacere; è così presto che arrivo ancora in tempo. E corse nel bosco in cerca di fiori. E quando ne aveva colto uno, credeva che più in là ce ne fosse uno ancora più bello, correva lì e così si addentrava sempre più nel bosco. Il lupo invece andò dritto alla casa della nonna e bussò alla porta. "Chi è?" - "Cappuccetto Rosso, ti porto vino e focaccia; aprimi." - "Non hai che da alzare il saliscendi," gridò la nonna, "io sono troppo debole e non posso alzarmi." Il lupo alzò il saliscendi, entrò, e senza dir motto andò dritto al letto della nonna e la inghiottì. Poi indossò i suoi vestiti e la cuffia, si coricò nel letto, e tirò le cortine.

Ma Cappuccetto Rosso aveva girato in cerca di fiori, e quando ne ebbe raccolti tanti che più non ne poteva portare, si ricordò della nonna e si mise in cammino per andare da lei. Quando giunse si meravigliò che la porta fosse spalancata, ed entrando nella stanza ebbe un'impressione così strana che pensò: "Oh, Dio mio, che paura oggi! e dire che di solito sto così volentieri con la nonna!" Allora si avvicinò al letto e scostò le cortine: la nonna era coricata con la cuffia abbassata sulla faccia, e aveva un aspetto strano. "Oh, nonna, che orecchie grandi!" - "Per sentirti meglio." - "Oh, nonna, che occhi grossi!" - "Per vederti meglio." - "Oh, nonna, che mani grandi!" - "Per afferrarti meglio." - "Ma, nonna, che bocca spaventosa!" - "Per divorarti meglio!" E come ebbe detto queste parole, il lupo balzò dal letto e ingoiò la povera Cappuccetto Rosso.

Poi, con la pancia bella piena, si rimise a letto, s'addormentò e incominciò a russare sonoramente. Proprio allora passò lì davanti il cacciatore e pensò fra s': "Come russa la vecchia! devi darle un'occhiata se ha bisogno di qualcosa." Entrò nella stanza e avvicinandosi al letto vide il lupo che egli cercava da tempo. Stava per puntare lo schioppo quando gli venne in mente che forse il lupo aveva ingoiato la nonna e che poteva ancora salvarla. Così non sparò, ma prese un paio di forbici e aprì la pancia del lupo addormentato. Dopo due tagli vide brillare il cappuccetto rosso, e dopo altri due la bambina saltò fuori gridando: "Che paura ho avuto! Era così buio nella pancia del lupo!" Poi venne fuori anche la nonna ancora viva. E Cappuccetto Rosso andò prendere dei gran pietroni con cui riempirono il ventre del lupo; quando egli si svegliò fece per correr via, ma le pietre erano così pesanti che subito cadde a terra e morì.

Erano contenti tutti e tre: il cacciatore prese la pelle del lupo, la nonna mangiò la focaccia e bevve il vino che le aveva portato Cappuccetto Rosso; e Cappuccetto Rosso pensava fra sé: "Mai più correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la mamma te lo ha proibito."

Il ruolo della Fiaba nello sviluppo psicologico del bambino

Tante sono le interpretazioni psicologiche e psicoanalitiche della fiaba di Cappuccetto Rosso. Quella che riporto di seguito  trae spunto da Bruno Bettelheim e dalle interpretazione che il noto psicoanalista infantile ne da nel suo libro “Il mondo incantato”.

Una innocente e incantevole ragazzina inghiottita da un lupo è un’immagine che si imprime nella mente in modo indelebile. La minaccia di essere divorati è un tema centrale nella fiaba di Cappuccetto Rosso, come lo è in quella di Hansel e Gretel. Ma mentre Hansel e Gretel tratta delle difficoltà e delle ansie del bambino piccolo che è costretto a rinunciare all’attaccamento dipendente dalla madre, Cappuccetto Rosso si occupa di alcuni problemi cruciali che i bambini in età scolare devono superare.

Per Cappuccetto Rosso il mondo esterno alla casa dei genitori non è un luogo minaccioso attraverso il quale non si possa trovare un sentiero: fuori dalla sua casa c’è una strada ben nota da cui, la madre l’avverte, non bisogna allontanarsi. A differenza di Hansel e Gretel che devono essere spinti nel mondo, Cappuccetto Rosso si allontana volontariamente, non lo teme ma ne riconosce la bellezza e sedotta da questo si trova in pericolo.

La fiaba di Cappuccetto Rosso sembra riferirsi all’ambivalenza del bambino di fronte al problema se vivere in accordo col principio di piacere, assecondando in modo incondizionato i suoi desideri, o col principio di realtà. 

Cappuccetto Rosso è una bambina alle prese con i problemi della pubertà. Questo sembra essere dimostrato dal suo atteggiamento di perplessa curiosità verso quanto incontra nel mondo (bosco). Lei vuol scoprire le cose, come indica la raccomandazione iniziale della madre di non curiosare nel bosco; lei nota che c’è qualche cosa di strano nella nonna, cerca di capire quando le chiede perché abbia orecchie così grandi, osserva i suoi grandi occhi, le sue grandi mani, la sua orribile bocca. Un’enumerazione dei quattro sensi: udito, vista, tatto e gusto, di cui il bambino pubere si serve per comprendere il mondo e la realtà che lo circonda.

Cappuccetto Rosso proietta in forma simbolica i bambini nei conflitti interni legati alla pubertà e poi li salva da essi in modo che siano in grado di crescere e maturare.

I personaggi della Fiaba

 

 

Le figure materne in Cappuccetto Rosso sembrano essere insignificanti: né la mamma né la nonna possono fare qualcosa nella storia. Non possono né minacciare né proteggere. La figura maschile invece è importantissima ed è scissa in due forme: il pericoloso seduttore, ovvero il lupo che, se gli da retta, la porta a mettersi in pericolo e il cacciatore, generalmente amato dai bambini perché salva i buoni e punisce i cattivi; la figura paterna responsabile, forte e salvatrice.

Cappuccetto Rosso è amata da tutti i bambini perché, per quanto sia virtuosa e obbediente, si lascia tentare e perché la sua sorte ci dice che il fidarsi delle buone intenzioni di chiunque sembra così bello potrebbe significare esporsi a trappole e a pericoli. La storia lascia intendere che il bambino non sa quanto potrebbe essere pericoloso assecondare quelli che considera i suoi innocui desideri e che quindi deve essere portato a conoscenza di questo pericolo. Altrimenti, come la storia ammonisce, la vita glielo insegnerà a sue spese.

Il lupo è anche  l’incarnazione della malvagità che il bambino avverte quando va contro le ammonizioni dei genitori. Quando si allontana dal sentiero che il genitore gli ha trattato incontra la malvagità  e teme che questa inghiottirà sia lui che il genitore di cui ha tradito la fiducia. Ma come la storia racconta, ci può essere resurrezione dalla malvagità.

La rinascita dell’eroina

Cappuccetto rosso deve essere estratta dalla pancia del lupo come con un taglio cesareo; viene così suggerita l’idea della gestazione e del parto. Lei e la nonna non muoiono realmente ma è certo che rinascono.

Il bambino comprende che il significato della scomparsa della nonna e della bambina nella pancia del lupo è che a causa di quanto era successo esse furono temporaneamente perdute per il mondo: esse persero la capacità di essere in contatto con gli eventi e di influire su di loro. 

Quando Cappuccetto cedette alle tentazioni del lupo regredì in una forma primitiva e anteriore dell’esistenza (a una forma prenatale). Alla maniera tipica delle fiabe, il suo ritorno a un più primitivo livello di vita è enormemente esagerato fino a identificarsi con l’esistenza prenatale. La storia precisa chiaramente che nonna e nipote non sono morte per essere state inghiottite dal lupo. Infatti racconta che alla sua liberazione dalla pancia del lupo  “la bambina saltò fuori gridando: Che paura ho avuto! Era così buio nella pancia del lupo!”. 

L'incontro con il Lupo, la paura del buio, la rinascita e il ritorno alla luce, la scoperta dell'esperienza

La paura di Cappuccetto Rosso era provocata dal buio, perché con il suo comportamento aveva perso la sua coscienza (morale) che aveva illuminato il suo mondo. La sua è la pura del bambino che sa di essersi comportato male e teme di non essere più protetto dai suoi genitori, perciò si sente avvolto nella notte coi suoi terrori. Dopo essere stata proiettata nelle tenebre interiori (il buio all’interno della pancia del lupo) Cappuccetto Rosso è pronta ad accogliere e ad apprezzare una nuova luce, una migliore comprensione di sé, delle esperienze emotive che deve sapere affrontare e delle altre che deve evitare perché per ora sono troppo per lei. 

Grazie a storie come Cappuccetto Rosso il bambino comincia a capire che le esperienze che ci sopraffanno suscitano in noi corrispondenti sentimenti interiori difficili da dominare. Ma una volta che abbiamo imparato a padroneggiare tali situazioni, non dobbiamo più temere l’incontro con il lupo. Il deviare dal retto sentiero a dispetto della madre e del super io è stato temporaneamente necessario per consentire a Cappuccetto Rosso di conseguire uno stato superiore di organizzazione della personalità. Quando la storia finisce tutti i personaggi fanno la loro parte: il lupo cerca di fuggire e muore cadendo, il cacciatore lo scuoia e si porta a casa la sua pelliccia, la nonna mangia quello che le è stato portato e Cappuccetto Rosso ha imparato la lezione. 

Non c’è nessun complotto di adulti che costringa l’eroina a emendarsi come richiesto dalla società. Cappuccetto Rosso è indotta dalla propria esperienza a correggerei e a promettere a se stessa  "Mai più correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la mamma te lo ha proibito."

Bibliografia

Bettelheim B. (1977), Il mondo incantato: Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Milano, Feltrinelli

 

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.