La formazione del Sé e l’importanza della relazione madre-bambino

La formazione del Sé e l’importanza della relazione madre-bambino

Da un punto di vista evolutivo, la maggior parte degli Autori è concorde nel collocare l’emergere del Sé e della formazione dell’identità personale nella relazione di accudimento madre bambino. Esemplificativa a tale proposito è l’affermazione di Donald Winnicott (1975) “il lattante non esiste, ma esiste una relazione tra il bambino e la madre: all’inizio il bambino è l’ambiente e l’ambiente è il bambino”.

La perdita del confine protettivo alla nascita porta alla necessità di trovare un contenitore che svolga funzioni di adattamento elastico e attivo, di nutrizione e di schermo rispetto agli urti esterni: il neonato necessita di una madre-ambiente che accolga e trasformi i suoi segni in segnali in modo da realizzare una sincronia tra i suoi ritmi e quelli della madre.

Con lo sviluppo di una serie di capacità (cognitive, motorie, linguistiche), egli giunge progressivamente a svolgere un ruolo sempre più attivo in questo processo di regolazione e a riconoscere l'altro come parte della regolazione stessa. Questo crescente controllo, affiancato da un aumento di intensità delle esperienze affettive positive e ricorrenti, consente al bambino di progredire verso la padronanza e la condivisione della sua esperienza interna.

Di conseguenza quella che emerge nella fanciullezza è la storia riassuntiva delle esperienze di regolazione comportamentale, un riconoscimento degli altri come parte della regolazione, un riconoscimento della propria efficacia o inefficacia nel sollecitare le cure materne e, infine un riconoscimento di sé come protagonista dell’esperienza.

Stili di attaccamento, teoria della mente, funzione riflessiva. Da Bowlby a Fonagy, Trasformazioni della relazionalità madre bambino. Un excursus storico.

I termini quali “reverie”, “preoccupazione materna primaria”, introdotti dalla psicoanalisi, indicano bene quello stato mentale materno disponibile alla ricezione, già attivo nell’ultimo periodo della gravidanza, che permette alla madre un adattamento ai bisogni del piccolo attraverso un processo di identificazione e un rapporto con il proprio “Sé neonatale”.

Questa disponibilità iniziale permette alla madre di offrire al piccolo il “rifornimento ambientale”, di comprendere e di contenere la frammentarietà delle sue sensazioni e delle sue esperienze, fornendo la base per il senso di continuità e per i processi integrativi.

L’immaturità dell’Io del bambino viene così ad essere equilibrata dal sostegno dell’Io materno; le emozioni e le sensazioni vissute dal bambino vengono proiettate sulla madre che dà loro un significato e, modificate dalla sua comprensione, possono tornare al bambino come esperienze integranti. La presenza assidua  e attendibile della madre, il suo essere in grado di identificarsi col bambino, di sentirne i bisogni, di dare loro risposte e significato (senza essere intrusiva), costituisce l’ambiente vivente necessario perché il bambino possa fare l’esperienza di esistere, di essere se stesso e di avere fiducia.

La relazione madre-bambino è stata osservata a lungo ed è stata oggetto di numerosi studi negli ultimi trent’anni. La maggior parte degli Autori è concorde nel sostenere l’importanza della natura di questa relazione precoce sul successivo sviluppo psichico del bambino.

La Teoria dell’Attaccamento e la Strange Situation

Un importante filone di studi in questo ambito è quello impostato da John Bowlby (1969) il quale, verso la fine degli anni ’50, a partire dalle conoscenze etologiche sui fenomeni dell’imprinting, ha proposto la teoria dell’Attaccamento per definire la qualità del legame che lega il bambino alla madre e che si organizza nei primi due anni di vita.

Considerando l’attaccamento come un bisogno primario, dunque innato, questa teoria ha posto numerosi spunti di riflessione sia sul versante di una riformulazione della teoria pulsionale freudiana, sia sul versante clinico per la valutazione degli effetti patogeni delle esperienze di separazione dalla madre e delle modalità di attaccamento che inducono insicurezza e confusione.

Secondo il modello di Attaccamento proposto da Bowlby, il bambino nasce con una predisposizione, iscritta nel patrimonio genetico umano, a cercare e a mantenere la vicinanza con una figura specifica che normalmente coincide con la madre. Bowlby ritiene che il “comportamento di attaccamento” ha origine da un certo numero di sistemi comportamentali, caratteristici della specie (il succhiare, l'aggrapparsi, il seguire, il piangere e il sorridere) che vengono attivati allo scopo di cercare e di mantenere la vicinanza con la madre e regolati da sistemi di controllo che operano confrontando la situazione in cui il bambino si trova con la meta stabilita (la vicinanza alla madre). La sua funzione, sostiene l’Autore, è quella di proteggere il piccolo dai predatori.

Affinché si strutturi il legame di attaccamento è necessario che il bambino possa disporre di un rapporto stabile e continuativo con la figura materna, per cui interferenze quali separazioni prolungate o abbandoni, esercitano conseguenze negative nel successivo sviluppo psichico del bambino.

La sicurezza del legame di attaccamento è determinata secondo l’Autore dalla comprensione da parte della madre dei bisogni del piccolo, dalla sua sensibilità ai segnali e dalla sua prontezza di risposta. Sono questi due elementi a far percepire la madre come “base sicura”, da cui il bambino può partire per esplorare l’ambiente. Quando il genitore non può costituirsi come “base sicura” per il bambino, il legame di attaccamento si configura secondo modalità di tipo insicuro, diverse in funzione del diverso modo con cui la figura di attaccamento mostra insensibilità ai segnali di richiesta di contatto e di conforto.

I primi legami di attaccamento, secondo Bowlby, vengono progressivamente interiorizzati. Tramite le continue interazioni diadiche il bambino costruisce quelli che egli chiama modelli operativi interni del mondo fisico e sociale, che comprendono i modelli di Sé e degli altri (cioè delle figure di attaccamento), che sono complementari e che hanno la funzione di pianificare, strutturare e interpretare le esperienze successive. 

L’interiorizzazione delle prime relazioni di attaccamento spiegherebbe la continuità della patologia relazionale dalla prima infanzia all'età adulta ed è in questo senso che Bowlby sostiene che il legame di attaccamento è il perno attraverso cui ruota la vita di ogni individuo, non soltanto quando è un bambino, ma per tutta l'adolescenza e l'età adulta. 

Le ipotesi di Bowlby vennero riprese da numerosi altri Autori, i quali focalizzarono la loro attenzione sullo studio dei fattori che influenzano la qualità del legame di attaccamento del bambino alla madre e, riprendendo il concetto di modelli operativi interni, portarono avanti la tesi secondo cui la natura di questa relazione precoce ha un impatto significativo sui successivi legami relazionali e sull’organizzazione precoce della personalità.

A partire dalle teorizzazioni di Bowlby, Mary Ainsworth (1978) e altri Autori più recentemente (Matas, Arend, Sroufe, 1978; Stern, 1985; Bretherton, 1991) hanno fornito ulteriore prove a sostegno di questa ipotesi, dimostrando come la sensibilità materna ai segnali del piccolo e la qualità dei modelli di comunicazione pre-verbale tra la madre e il suo bambino influenzino lo stile di attaccamento infantile e dunque l’adeguatezza dei modelli operativi del Sé e delle figure di attaccamento. 

Attraverso una  procedura di laboratorio nota come Strange Situation, M. Ainsworth ha definito tre diverse modalità di attaccamento del bambino alla madre, corrispondenti alle diverse strategie difensive messe in atto dai piccoli di fronte all’angoscia generata da due brevi separazioni dalla madre. 

L’Autrice ha osservato che i bambini, le cui madri si erano dimostrate sensibili ai loro segnali durante gli episodi di alimentazione, di gioco faccia a faccia, di contatto fisico e di disagio, piangevano meno, avevano un repertorio comunicativo più ampio e, nella Strange Situation, erano in grado di esplorare l’ambiente sia in presenza che in assenza della madre e la accoglievano quando questa rientrava. Si ritiene che da un attaccamento di questo tipo, definito come “sicuro” (gruppo B), venga sviluppato un modello operativo di sé e dell'altro coerente e ben organizzato. I bambini delle madri insensibili, invece, nella Strange Situation evitavano la vicinanza della madre, non ricercavano il contatto con lei e quando si verificavano interazioni erano distanti o associavano strategie di avvicinamento ed evitamento. Questi bambini sono classificati come insicuri-evitanti (gruppo A).  Un altro gruppo di bambini reagiva in maniera ambivalente al ritorno della madre, si avvicinavano a lei ma mostravano segni di rabbia, resistendo e opponendosi alla rassicurazione, o manifestavano segni di passività con relativa immobilizzazione. Tali bambini sono classificati come insicuri-ambivalenti (gruppo C).  Si presuppone che la rappresentazione (modello operativo) della madre nella mente dei bambini insicuri non sia in grado di offrire conforto e rassicurazione anche in altri momenti di grave dispiacere. Più complesso è il modello comportamentale dell'attaccamento tipo D o "disorganizzato/disorientato" descritto da Main e Solomon (1990). Il termine D sta per disorganizzato e/o disorientato e indica una mancata o carente organizzazione verso uno dei principali stili possibili di tipo A, B o C, quando appunto si evidenziano dei particolari comportamenti che sono considerati degli indici di disorganizzazione e/o disorientamento.

L’Adult Attachment Interview

L’A A I è un’intervista semi-strutturata che indaga lo stato della mente rispetto alle esperienze di attaccamento fatte durante l’infanzia. Permette di ottenere informazioni circa le esperienze che il soggetto ha vissuto nei primi anni di vita nell’interazione con le figure di riferimento, ma anche sul modo in cui la persona accede a tali esperienze e sulla coerenza mentale con cui si rappresenta tali relazioni. Nonostante sia stata inizialmente utilizzata in contesti di ricerca, per le sue caratteristiche di buona attendibilità e validità si presta tutt’oggi anche ad essere impiegata in ambito clinico, in tutti quei casi in cui viene richiesto di valutare le competenze genitoriali (adozione, affidamento familiare, ecc.)

La riesposizione dei costrutti teorici di Bowlby, ad opera di M. Ainsworth e degli altri teorici dell’Attaccamento, ha costituito un importante passo avanti nello studio della relazionalità madre-bambino, in quanto ha spostato la definizione di attaccamento dal ‘comportamento’ a «qualcosa di interiorizzato», in cui si possono distinguere «sentimenti, ricordi, aspettative e intenzioni». « Tutti questi [elementi] costituiscono un programma interno acquisito attraverso l’esperienza e, in qualche modo, assemblato in un meccanismo flessibile eppure ritentivo […] che serve come filtro per la ricezione e l’interpretazione dell’esperienza interpersonale e come una specie di stampo che modella le caratteristiche della risposta che si può osservare esternamente» ( pp. 429-430).

Recentemente, gli psicologi dello sviluppo nel ricercare le origini delle differenze individuali nei modelli di attaccamento infantile, hanno cominciato ad esplorare l’influenza dell’esperienza infantile della madre e della sua struttura di personalità sulla relazione madre-bambino.

La ricerca in quest’area è stata portata avanti dall’elaborazione di un’intervista semistrutturata per classificare la rappresentazione mentale degli adulti riguardo alle relazioni. L’Adult Attachment Interview (Gorge, Kaplan, Main, 1985) pone una serie di domande volte a far emergere la storia delle esperienze di attaccamento infantile dell’individuo e le valutazioni degli effetti di tali esperienze sul suo funzionamento attuale. Le modalità con cui queste esperienze vengono comunicate, più che la natura di tali esperienze, porta ad una classificazione generale dell’attuale stato mentale dell’adulto rispetto all’attaccamento. 

È stato così evidenziato che queste classificazioni, “distanziante” (D), “preoccupato” (E) o “libero autonomo” (F) siano associate alle classificazioni dei modelli di attaccamento infantili della Strange Situation: rispettivamente a quello evitante (A), resistente (C) sicuro (B) .o disorganizzato-disorientato.

In generale si può affermare che le interviste classificate come autonome indicano madri le cui menti non sono assorbite da preoccupazioni irrisolte riguardo alle loro esperienze infantili e che sono libere di rispondere ai segnali di attaccamento dei loro bambini. Le interviste classificate come distanzianti indicano, invece, una certa riluttanza a riconoscere i bisogni di attaccamento che può rendere tali madri insensibili ai segnali dei loro bambini. Infine, le interviste classificate come “preoccupate” suggeriscono che è probabile che le madri forniscano un quadro incongruente e confuso ai loro bambini, dando origine ad un modello inconsciamente resistente in cui i tentativi dei bambini di affrontare i bisogni di attaccamento sono facilmente frustrati. 

I comportamenti difensivi dei bambini che si percepiscono nelle loro reazioni in condizione di tensione sembrano avere origine nelle strategie difensive dei genitori e svolgere diverse funzioni, quali il mantenere la relazione con la madre attraverso l’inibizione delle risposte aggressive, l’esclusione del dolore mentale associato con la percezione della madre da parte del bambino e la regolazione degli affetti dannosi e la limitazione della loro influenza disorganizzante sul suo mondo mentale.

 

La trasmissione intergenerazionale dei modelli di attaccamento

Riprendendo il concetto di Bowlby di modelli operativi interni del Sé e dell’altro, Bretherton (1992) ha fornito un ulteriore contributo alla comprensione della trasmissione intergenerazionale dei modelli di attaccamento. Egli parte dalla considerazione che fin da prima della nascita del bambino, i genitori hanno dei modelli operativi anticipatori di se stessi come genitori e del bambino non ancora nato (Ammaniti, 1991; Brazelton e Cramer, 1990). Come evidenziato da Stern (1985), quando il bambino nasce, questi modelli anticipatori devono essere corretti e sintonizzati per adeguarsi al temperamento e ai bisogni individuali del piccolo. 

Questo compito, sostiene Bretherton, sarà relativamente facile se i nuovi modelli operativi interni dei genitori sono coerenti e ben organizzati e se gli schemi non sono stati difensivamente distorti in maniera rilevante. Nel caso contrario, è probabile che un genitore interpreti male i segnali del bambino e che fornisca delle risposte fuorvianti e contraddittorie, interferendo con la capacità del bambino di costruire dei modelli operativi interni adeguati e ben organizzati delle relazioni interpersonali. La prontezza della risposta del genitore richiede che egli sia pronto a fare sua la prospettiva del bambino, a comprendere i suoi bisogni e a rispondervi con partecipazione. Senza modelli operativi interni adeguati del sé come genitore in rapporto ad uno specifico bambino, sostiene Bretherton, il genitore non può fornire una risposta empatica appropriata e non può riconoscere i segnali del bambino. Se una porzione elevata di segnali di attaccamento o di autonomia del bambino non viene presa in considerazione o viene erroneamente interpretata, la comunicazione aperta all’interno delle relazioni di attaccamento sarà impedita e questo, a sua volta, porterà il bambino a sviluppare modelli operativi interni del Sé inadeguati, determinandone la trasmissione intergenerazionale.

Un ultimo contributo allo studio della relazionalità madre bambino di cui vorrei parlare è quello apportato da Fonagy (1992), il quale propone un modello di Attaccamento che mette in luce il ruolo delle fantasie universali relative alla gravidanza nella natura e nell’esperienza dell’attaccamento.

L’Autore considera di fondamentale importanza per l’instaurarsi di una positiva relazione madre-bambino la capacità materna di riconoscere il feto come un’entità mentale separata, come un essere umano che ha intenzioni, sentimenti e desideri propri. Questo processo psichico costituisce, secondo l’Autore, la base della capacità materna di contenere mentalmente il bambino, di reagire in modo appropriato ai suoi bisogni, di comprendere il suo mondo. Il bambino è impotente sia dal punto di vista mentale che dal punto di vista fisico e il genitore deve avere la capacità di contenerne gli affetti travolgenti, di anticiparne le esigenze sia fisiche sia psicologiche, di adattarsi rapidamente alla sua prospettiva e di manipolare il mondo esterno in modo che possa corrispondere alla prospettiva del bambino. La sintonizzazione richiede per l’Autore una consapevolezza del piccolo come entità psicologica con una sua esperienza mentale e presume da parte del genitore la capacità di riflettere sulla sua esperienza personale e su quella del bambino e di rappresentarla e ripresentarla a lui  tradotta nel linguaggio delle azioni (che egli può capire), dandogli l’illusione che il processo di riflessione dei processi psicologici si è svolto all’interno dei suoi confini mentali.

La fiducia iniziale nel Sé riflessivo della madre e il graduale riconoscimento della sua separatezza sono necessari allo sviluppo di un Sé riflessivo nel bambino. In questo senso, l’attaccamento del bambino alla madre sarà una funzione del grado in cui l’ha percepita come osservatrice ed elaboratrice attenta dei suoi stati mentali. Il bambino si rivolge alla madre nei momenti della Strange Situation perché crede che la madre sia capace di osservare ed esaminare il suo disagio, di individuarne la causa e di allontanarla, ponendo l’accento non sulla storia passata cure ricevute, ma sull’esperienza che il bambino fa della comprensione della madre, sul fatto che lei rifletta sul suo stato mentale.

L’esperienza soggettiva dell’attaccamento, sostiene Fonagy, è un’esperienza in cui si crea un’illusione di unità tra individui separati, grazie alla capacità di una mente che riflette lo stato mentale dell’altro. Essa ha origine nel corso della gravidanza in cui due sé coabitano in un corpo solo. È questa esperienza, sostiene l’Autore, che viene ricreata dalla capacità dell’altro di fornire una riflessione accurata del contenuto della sua mente.

Una previsione deriva da questa nuova formulazione dell’Attaccamento: la qualità della capacità riflessiva della madre in gravidanza consentirà di prevedere la sicurezza dell’attaccamento del bambino alla madre dopo la nascita. La funzione del Sé riflessivo di una donna nelle fasi finali della gravidanza rispetto alla sua infanzia, ai suoi rapporti attuali e ai rapporti futuri con il bambino dovrebbe fornire indicazioni abbastanza valide sulla sua disponibilità ad adottare questo ruolo mentale nei confronti del figlio e sul modo in cui riuscirà ad avere un accesso diretto ai suoi stati mentali.

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