La fiaba dello sviluppo infantile nel pensiero kleiniano

La fiaba dello sviluppo infantile nel pensiero kleiniano

Lʼunità feto-placenta

"C'era una volta una piccola creatura che viveva in un mondo tutto suo; un mondo molto confortevole, soprattutto perché aveva con sé un ottimo amico (la placenta n.d.t.), che sembrava capirlo perfettamente, e a cui era molto legato attraverso l'ombelico.

Questo suo piccolo mondo possedeva delle caratteristiche proprio adatte a lui: c'era abbastanza spazio per muoversi, non vi erano oggetti appuntiti o pericolosi; l'ambiente era arricchito da una luce diffusa molto piacevole, i suoni giungevano smorzati, si poteva anche gustare un sapore gradevole, le stimolazioni erano adatte alla sua pelle delicata.

Si trattava dunque di un luogo sotto ogni aspetto estremamente piacevole, che non avrebbe mai voluto lasciare. Questo spazio però comincia a diventare sempre più piccolo, a intralciare i suoi movimenti e mano a mano che questo si va restringendo, la piccola creatura si fa sempre più irrequieta e sente il bisogno di allargarlo, di allungarlo, esercitando tutta la forza dei suoi muscoli.

La genesi dello sviluppo" secondo Melanie Klein (1882-1960) e Wilfred Bion (1897-1979), in un'interpretazione di Donald Meltzer (1922-2004)

La nascita

Ad un tratto ecco che accade qualcosa di terribile, è come se tutto esplodesse e la piccola creatura si sente risucchiata e trascinata a forza fuori da quell'ambiente così confortevole, in un luogo assai meno piacevole, con caratteristiche molto diverse rispetto all'ambiente originario. Il nuovo mondo è un luogo pieno di rumori, di luci, di suoni acuti, oggetti duri toccano la sua pelle, fa freddo e, ciò che è ancora più terribile, è il rendersi conto che il suo amico adesso non c'è più.

Il seno

Naturalmente il bambino grida, alla ricerca dellʼamico perduto, e con suo grande stupore l'amico arriva subito; no, non attraverso l'ombelico, ma attraverso la bocca, con qualcosa che gli riempie lo stomaco e lo rende, almeno per il momento, molto contento. Il bambino pensa allora di aver ritrovato la casa perduta, di potersi tranquillamente addormentare; ma quando riapre gli occhi si accorge che non è più così ed ogni volta che si risveglia si sente molto, molto infelice.

Eʼ pur vero che il suo nuovo amico (il seno) sembra essere entrato in qualche modo dentro di lui, e che, unito a lui, gli sembra di poter tornare dentro a quel luogo dal quale proveniva. Però vi sono molte cose sgradevoli che gli impediscono di poterlo davvero credere. Ma con suo grande sollievo, il nuovo amico continua a ricomparire e ad attaccarsi alla bocca e ora che il bambino può percepirlo chiaramente, rimane colpito dalla sua bellezza.

È meravigliato nel vederlo così bello, bianchissimo, con la sua parte scura nel mezzo, così deliziosa e succulenta; non riesce però a capire perché il suo amico non rimanga sempre dentro alla sua bocca, come accadeva prima nell'unione con il suo primo amico.

Lʼoggetto parziale

Ben presto il bambino comincia a rendersi conto che quella parte scura così deliziosa che lo lega al suo amico, può anche mutare aspetto e diventare per lui brutta, cattiva, quando poi glielo allontana.

Osserva anche un'altra cosa: quando l'amico è attaccato alla sua bocca, appaiono anche due macchie scure, anch'esse affascinanti, ma che possono tuttavia trasformarsi in qualcosa che fa paura (gli occhi). Il bambino nota anche come attraverso il ripetersi di queste azioni - l'amico (che entra in bocca, il suo succhiare che gli dà tanto piacere e tanto sollievo, ecc.) - l'amico ora ricompare anche dentro di lui.

Non si tratta però solo del ricordo dell'amico buono, con quella parte scura, deliziosa, ma a volte anche di un qualche cosa di molto, spaventoso; e ciò avviene anche per l'altro amico con quelle due macchie scure, gli occhi, che possono anch'essi cambiare, diventando, da molto piacevoli, estremamente sgradevoli.

Il bambino capisce così di avere in realtà dentro di sé due amici, che possiedono caratteristiche molto diverse; davvero le cose stanno diventando molto complicate.

La progressiva distanziazione tra mondo interno e il mondo esterno

Ci sono degli amici esterni - buoni o cattivi - e degli amici interni - anch'essi buoni o cattivi. Per questo il bambino si sente molto confuso e insicuro. Decide, allora, che forse è meglio tenere dentro soltanto gli amici buoni, e mettere fuori quelli cattivi, e per fare questo egli a volte li espelle dalla bocca con un rutto, oppure facendo pipì, o ancora, attraverso il sedere con la cacca.

Lʼangoscia persecutoria

In un primo momento sembra che questo sistema così astuto funzioni bene; esso ha però delle conseguenze, abbastanza complicate perché quando il bambino ha dentro di sé l'amico cattivo, prova sì dolore e sofferenza ma almeno sa dov'è, mentre quando lo espelle, dalla bocca o dal sedere, gli sembra poi di ritrovarlo dappertutto, in ogni ombra. Soprattutto quando si spengono le luci esso sembra trovarsi ovunque attorno a lui.

Il ritiro narcisistico (secondo lʼottica kleiniana)

Per trovare sollievo in questa situazione sembra che vi siano due sole alternative possibili: entrare dentro l'amico interno buono, e addormentarvisi - e questo è proprio come ritrovarsi nel suo ambiente d'origine - oppure attaccarsi con la bocca all'amico esterno buono, e sentirsi perfettamente sicuro e soddisfatto. Ma anche queste due soluzioni presentano delle complicazioni perché quando il bambino va a dormire dentro l'amico interno buono gli capita di sognare quella terribile avventura che lo aveva sospinto fuori; gli sembra di sentirsi, cioè, o imprigionato dentro o in procinto di essere catapultato fuori; un vero incubo. E deve riconoscere che, anche l'amico esterno, quello che si attaccava alla sua bocca, presenta l'inconveniente che se ne va sempre via, lasciandolo pieno di sfiducia e con molti sospetti nei suoi confronti. Il bambino arriva così alla conclusione che il suo amico non è più esclusivamente suo, ma deve avere altri amici nel mondo.

Il triangolo edipico

Si accorge, anzi, che ha un amico particolare (il papà n.d.t.); ne conclude che il suo amico originario non è più un suo esclusivo possesso e si sente perciò solo al mondo. Il sé narcisistico onnipotente ben presto però scopre di avere in sé un nuovo amico, migliore del primo; un amico che condivide davvero il suo corpo, e anche gran parte dei suoi sentimenti di rancore e sfiducia; un amico che sembra più intelligente di lui e pare abbia una spiegazione per ciascuno di questi cambiamenti (la parte onnipotente, n.d.t.). Davvero sembra che questo amico abbia una mente più indipendente; continua a spiegargli che lui non ha bisogno di quell'altro amico, che questi non gli è stato fedele, che si è attaccato a quell'altra creatura; gli dice che deve imparare a farne a meno, gli insegna che può mettersi in bocca delle cose altrettanto buone di quell'oggetto così squisito, lo aiuta a scoprire parti del suo corpo, e il bambino, toccandole, può procurarsi così un immenso piacere. Gli pare proprio di aver trovato un amico meraviglioso. La cosa più importante è che questo nuovo amico sembra avere un grande potere sul mondo esterno; ora lui sa gridare e farsi ubbidire e questa sembra davvero una buona soluzione. Il bambino decide dunque di seguire questo nuovo amico, di permettergli di gridare e di tenere così sotto controllo il suo amico di prima, in modo che questi venga a dargli da mangiare tutte le volte che lui lo desidera, rendendolo così suo schiavo.

Questo non sembra però dargli soddisfazione; il bambino infatti si accorge che essere nutrito da uno schiavo non è la stessa cosa che ricevere cibo da buoni amici; per quanto creda di sentirsi più sicuro si sente anche molto, molto infelice. Decide allora di rompere ogni rapporto con questo amico, che sembra così onnisciente e onnipotente e trova un altro amico il quale pure - si accorgerà con stupore - condivide il suo corpo e, come l'amico di prima, il suo primo amico, anch'esso è bianco, morbido, rnolto piacevole e caldo (il dito in bocca n.d.t.). Il bambino si accorge di poter avere con lui un tipo di amicizia molto simile a quello che il suo primo amico sembra avere con quella creatura che viene chiamata "papà"". Anche loro, quando si trovano soli, possono coccolarsi, e godere reciprocamente il loro corpo, allo stesso modo in cui lui immagina facciano quella creatura-mamma e quella creatura-papà quando vanno a letto alla sera; questo, pensa il bambino, è il segreto dell'eterna felicità.

Lʼoggetto combinato e la genesi della posizione depressiva

Si accorge però ben presto che anche qui ci sono delle complicazioni; perché quando trascorre un periodo piacevole a letto, col suo nuovo amico, gli capita di fare dei sogni, che non sono molto belli; non dei veri e propri incubi, come quando sognava di entrare dentro il suo primitivo amico, ma comunque sogni abbastanza spiacevoli, in cui l'amico- mamma e l'amico-papà sembrano essere diventati due nemici, che in qualche modo si fanno del male e questo suscita nel bambino dei sentimenti terribili. Non ha più tanta paura di loro, adesso, come nei primi tempi, quando li trattava da schiavi, ma prova ugualmente delle emozioni tremende... che lo fanno piangere, lo portano a chiedere perdono, a dire che non lo farà mai più... e altri sentimenti di questo genere.

Quando si trova in questo stato d'animo, e piange, si vergogna, e vuole scusarsi, ecco che ricompare l'amico "so tutto”, l'amico onnisciente, che gli dice: "non devi fare così, quelli non sono tuoi amici, sono tuoi nemici, li devi odiare, devi trovare il modo per sfuggire alla loro influenza, al loro controllo!"

Il bambino si accorge di essere molto sensibile a ciò che gli dice il suo amico "so tutto", e teme di non riuscire a vedere le cose chiaramente come lui... tranne in un particolare momento. Quando ha in bocca lʼamico-mamma-seno, allora riesce a pensare in modo molto chiaro, e a rendersi conto che è lei il suo vero amico, un amico che sta facendo per lui qualcosa di molto diverso dal piacere che il bambino prova con quell'altro amico, il suo amico-moglie (il dito in bocca n.d.t.).

Il bambino comincia a rendersi conto di qualcosa che non aveva mai capito prima di allora, e cioè che l'amico che gli entra nella bocca - così come il primo amico, che gli stava attaccato all'ombelico - lo fa crescere. Si rende anche conto che non è che l'amico- mamma diventa piccolo (come aveva pensato, un tempo, che fosse rimpicciolita la sua prima casa), ma che è lui a crescere, perché è questo amico-mamma che, allo stesso modo del suo amico originario lo fa crescere. Il bambino intuisce che questo processo andrà avanti e che un giorno - forse abbastanza presto - lui sarà grande come l'amico- mamma e potrà sposare lei, invece del suo amico-moglie e vivere per sempre felice e contento.

Le conflittualità edipiche

Naturalmente bisognerà sbarazzarsi di quell'altro tipo, detto "papà" ma forse, pensa il bambino, il suo amico che sa tutto saprà bene come fare anche questo; resta il problema dell'amico-moglie ma forse potrebbe lasciarlo all'amico "so tutto", in ricompensa dell'aiuto che questi gli darà per liberarsi di quel tale "papà". Ed ecco che, proprio quando ha immaginato di organizzare tutte queste cose, in modo da poter vivere per sempre felice e contento, cominciano a succedere delle cose terribili.

Lo svezzamento, la separazione, la perdita e il lavoro del lutto

Il suo amico-mamma frequenta ora sempre più raramente la sua bocca e, invece di entrarvi direttamente, vi introduce ora altre cose - a volta anche buone e interessanti - ma che non sono proprio la stessa cosa. E improvvisamente il bambino si rende conto di una cosa terribile: sta succedendo un'altra volta quello che era successo quando stava nella sua prima casa; anche questa volta teme che il suo primo amico esterno esploda, si disintegri, vada via e comunque sarà una cosa tremenda. Il bambino ora sa che vivrà infelice per sempre. Cerca nella sua mente tutte le possibili spiegazioni per questa incombente defezione dell'amico-mamma, e si rende conto di una cosa orribile: ormai sarà così per il resto della sua vita. Per tutta la sua vita succederà che quando avrà trovato un amico che lo aiuta a crescere, lui crescerà in un modo che renderà impossibile rimanere insieme: è quello che sta succedendo ora, mentre gli stanno crescendo in bocca delle cose aguzze, così appuntite e pericolose che il suo amico non osa più stare con lui.

Lʼinvidia

Ora gli succede questo: quando ha ancora l'amico-manima nella bocca gli sembra di capire tutto, che ogni cosa vada bene, che non ci sia soltanto questa sensazione di perdita, ma anche una possibilità di scoprire una nuova forma di felicità; ma, non appena si ritrova solo, ecco che ricompare l'amico "so tutto", a suggerire che non è così, che è tutto un trucco, un inganno, che “loro” in realtà si tengono per sé tutte le cose buone, e gli lasciano solo quelle cattive.

Ed ecco che avviene proprio ciò che il bambino si aspettava: la mamma-seno non entra più nella sua bocca - e lui stringe una alleanza con l'amico onnisciente, e cerca di dominarla con strilli e capricci, di renderla nuovamente sua schiava; ma lei non cede, e il bambino si sente disperato.

Eppure, quando si ritrova di nuovo con lei, quando i suoi occhi simili a capezzoli gli sorridono, e lei gli mette in bocca tutta quella roba, sembra di nuovo che tutto vada bene; in fondo quella roba è buona, e quelle cose aguzze che ha dentro la bocca si rivelano molto utili; forse può davvero schiudersi davanti a lui un mondo nuovo di felicità.

Tutto sembra dunque andare bene; la mamma gli vuole bene, fa le cose giuste per lui, anche il papà appare come una figura amica, che si prende cura della mamma, il bambino pensa che forse si possa andare avanti così, fino al momento in cui lui sarà grande abbastanza per tenersi la mamma nel letto con sé ogni notte, e vivere per sempre felice e contento.

Lʼintroiezione

Ha una nuova fiducia nella mamma, adesso; anche quando non è con lei, ne ha un'altra dentro di sé, con cui può stare, da cui può farsi coccolare; questo gli fa pensare che potrebbe liberarsi di nuovo dei suo amico “so tutto”, quello che gli insegnava che tutti sono suoi nemici. Il bambino sembra ora aver trovato una situazione di equilibrio soddisfacente.

Lʼaggressività verso la creatività (Il rivale)

Ma ecco che di nuovo accade qualcosa di molto preoccupante: sembra che all'amico mamma stia succedendo qualcosa; il bambino si accorge che la sua pancia sta diventando sempre più grossa, ed ha come un'improvvisa intuizione: quella doveva essere la sua prima casa! E se quella era stata la sua prima casa, ora dev'essere la prima casa di qualcun'altro... e questo è davvero il peggiore dei tradimenti.

L'unica cosa da fare, è chiaro, è trovare il modo di entrare là dentro e liberarsi del rivale. Gli sembra di ricordare che ci fosse un modo per entrare nella sua casa interna, e pensa che forse debba esserci un modo per entrare in quella esterna; si tratta di trovare la chiave, il segreto, il modo per entrare dentro alla pancia.

Ed ecco che ricompare l'amico che sa tutto, e gli spiega che lui ce l'ha la chiave, proprio in mezzo alle gambe... deve solo imparare il modo per insinuarla dentro, per riuscire ad entrare in quel luogo, e far fuori il suo rivale. Per il bambino questo è un colpo tremendo; sente che tutta la bontà e tutta l'innocenza sua e del mondo intero sono state di colpo distrutte. Il mondo non è più un giardino dell'Eden, un luogo di bontà, dove gli unici problemi erano quelli che gli mostrava il suo amico onnisciente. Ora le cose cattive sono dappertutto, e lui deve continuamente stare in guardia, contro le cose cattive che sono dentro di lui e quelle che sono dentro gli altri; la vita non sarà mai più felice, per lui.

​Naturalmente questa è una favola estremamente semplificata, ma contiene gli elementi essenziali di quella storia dello sviluppo infantile di cui parlava Melanie Klein, in cui si vede come dalla prima unione narcisistica con la madre abbia luogo la differenziazione del Sé, l'evoluzione della bisessualità e il modo, infine, in cui emerge la posizione depressiva, che pone fine ad ogni sogno di poter vivere per sempre felici e contenti.

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