Gaming disorder. Ecco qual è il ruolo dei Video giochi nella nostra vita

Gaming disorder. Ecco qual è il ruolo dei Video giochi nella nostra vita

I videogiochi rappresentano una parte rilevante nella vita di bambini, adolescenti e in alcuni casi anche di adulti, tanto che l'organizzazione della sanità OMS (organizzazione mondiale della sanità) ha introdotto il Gaming Disorder tra le patologie riconosciute. Negli ultimi anni i video giochi si sono notevolmente perfezionati dal punto di vista grafico e tecnologico, hanno ambientazioni più realistiche e modalità interattive che permettono di giocare online con amici e sconosciuti che possono trovarsi anche dall’altra parte del mondo, rispondendo sempre di più e meglio al concetto di realtà aumentata. Giocare al video gioco sembra sempre più vero ed aumenta il possibile mancato controllo sul gioco e la dipendenza da internet.

Gli aspetti positivi dei videogiochi. Stimolano le abilità manuali e quelle percettive come la memoria

Non bisogna avere paura dei video giochi. Essi sono l’evoluzione tecnologica delle diverse forme di gioco fin qui conosciute e possono indurre effetti positivi quali stimolare le abilità manuali e di percezione, potenziare l’attenzione e la memoria, aiutare a sviluppare la capacità di prendere rapidamente decisioni. Sappiamo anche che possono avere un'impatto positivo importante nella vita di chi ha problemi di salute mentale. Alcuni studiosi hanno recentemente portato evidenze empiriche che attestano il potenziale di alcuni videogame, come ad esempio il Tetris o Mario Kart, quando somministrati in un protocollo clinico (Pallavicini e altri, 2018). I videogiochi non vanno quindi criminalizzati ma è necessario conoscere i rischi di un loro uso eccessivo e conseguenze negative personali familiari che possono comportare.

Il Gaming Disorder. Le ricadute negative sul comportamento causate dall'uso eccessivo dei video giochi

L’utilizzo dei videogame e le possibili ricadute negative sul comportamento (videogame violenti e aggressività) e sullo sviluppo cognitivo di bambini e adolescenti rappresenta un tema oggetto di un aperto dibattito, che coinvolge diverse figure professionali differenti. La questione è diventata ancora più attuale anche in seguito alla proposta dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) di includere il Gaming Disorder nel manuale diagnostico ICD-11 (International Classification of Disorder) a partire dal 1 gennaio 2022.

Gaming disorder. I sintomi

Ma quando si può diagnosticare che un bambino è affetto da gaming disorder? Con “Gaming Disorder” vanno intesi tutti quei comportamenti persistenti o ricorrenti legati al gioco, sia online (internet gaming) che offline, caratterizzati da:

  • difficoltà a controllare l’attività di gioco (frequenza, intensità, durata, contesto);
  • maggiore priorità data al gioco nella misura in cui il gioco ha la precedenza su altri interessi di vita e attività quotidiane;
  • continuazione dell’attività videoludica nonostante il verificarsi di conseguenze negative;
  • Il modello comportamentale del bambino è di gravità sufficiente a determinare una compromissione significativa in aree personali, familiari, sociali, educative, professionali o di altro tipo.

Ad oggi i comportamenti di gaming problematico riguarderebbero però soltanto l'1-3% della popolazione e alcuni studi suggeriscono che questo comportamento sarebbe manifestazione sintomatica di problematiche preesistenti che hanno altra origine, come una scarsa o assente soddisfazione di alcuni bisogni psicologici primari all'interno del contesto familiare e o sociale. Certo è, invece, che un uso eccessivo di videogiochi o strumenti elettronici può indurre:

  • disturbi del sonno;
  • eccessiva sedentarietà;
  • conseguente sovrappeso;
  • problemi di postura;
  • problemi di vista;
  • tendiniti da joystick;
  • isolamento e tendenza all’introversione quando il video gioco sostituisce i rapporti personali e le relazione sociali;
  • difficoltà scolastiche per il tempo sottratto allo studio;
  • difficoltà di concentrazione;
  • tendenza a trascurare altre attività o interessi.

 

 

La nocività e il disagio psicosociale legato all'uso inadeguato del video gioco

Come per tutte le situazioni, l’uso adeguato dei videogiochi non è di per sé nocivo e può fare tranquillamente parte della crescita di un bambino in quanto stimola una serie di abilità cognitive e sociali. Se nostro figlio ha delle relazioni amicali soddisfacenti nella vita reale, alterna l’uso di videogame con altre attività, riesce a portare a termine gli impegni scolastici ed extrascolastici non ci si deve preoccupare eccessivamente del tempo trascorso davanti alla console. 

Si può parlare invece di “disagio” quando il videogioco comincia a sostituire i momenti dedicati alle attività quotidiane, annullando le relazioni, favorendo l’isolamento sociale e la chiusura in se stessi e quando si capisce che il video gioco causa un un eccessivo condizionamento da un punto di vista emotivo e comportamentale. In questi casi la realtà virtuale può rappresentare una via di fuga estrema dalla quotidianità, poiché offre la possibilità di evitare vissuti di incapacità, inutilità e noia.

Ma bisogna tenere presente che l’abuso dei videogiochi può anche essere la manifestazione evidente di una difficoltà più profonda e pregressa. In questi casi è importante che i genitori comprendano cosa si nasconde dietro questi atteggiamenti compulsivi, quali siano i reali bisogni che i figli cercano di compensare giocando.

Perché è difficile farli smettere di giocare: la spiegazione delle neuroscienze e della biologia

I genitori lamentano molto spesso la difficoltà di convincere i loro figli a spegnere la console per mangiare, fare i compiti o dormire e che ogni volta si instaura tra loro un “tira e molla” davvero estenuante: ma perché è così difficile convincerli a smettere di giocare? 

Nora Volkow, direttrice del National Institute on Drug Abuse (Usa), sostiene che il nostro cervello è programmato per cercare appagamento ed essere costretti a interrompere un videogame prima di aver completato un livello è un po' come vedersi sottrarre una fetta di torta dal piatto prima di essere arrivati a metà: la differenza sta nel fatto che la torta a un certo punto finisce, placando il nostro appetito, mentre i videogame sono concepiti per offrire piccole ricompense intermittenti e non conclusive, che costringono a continuare. 

Chris Ferguson, psicologo esperto di videogames della Stetson University (Florida), sostiene che il senso di anticipazione generato dai videogiochi comporta un aumento del 75% della dopamina (un neurotrasmettitore che ha effetti sull'umore) rispetto ai livelli base. Studi scientifici dimostrano che i livelli di dopamina associati al gioco aumentano all'aumentare delle abilità del giocatore. Tuttavia, se gli adulti possiedono in genere abilità di ragionamento tali da ignorare il surplus di dopamina e passare a un'altra attività, non necessariamente appagante, per la corteccia prefrontale immatura di bambini e adolescenti questo compito è troppo gravoso. 

Insomma, «non c'è alcun motivo per cui un bambino decida di smettere di giocare, a meno che non ci sia un'altra esperienza più gratificante ad attenderlo», afferma Marc Palaus, neuroscienziato cognitivo che ha analizzato un centinaio di ricerche sugli effetti comportamentali dei videogiochi.

Le linee guida essenziali per convincere i bambini a smettere di giocare alla console

Spingere bambini e ragazzi a sviluppare con i genitori un "pacchetto di regole base" da rispettare, può essere una buona strategia, in questa circostanza come in molte altre che si presentano nella quotidianità. Ecco alcune linee guida: 

  • I bambini devono sapere che il tempo per i videogiochi c’è, ma ha un limite.
  • E’ importante stabilire insieme a loro un tempo massimo da trascorrere a giocare, magari utilizzando anche un orologio in modo che si rendano conto del tempo trascorso e mantengano un contatto con la realtà.
  • Potrebbe aiutare anche il proporre delle alternative valide per loro, attività stimolanti e di svago da espletare con gli amici o con la famiglia, creando delle occasioni per farli interagire con i coetanei, al di fuori del mondo virtuale.
  • Aiuta anche avvisarli un pò prima dello scadere del tempo, in modo che si possano regolare, non interrompendo il gioco bruscamente, spegnendo ad esempio la console, situazione che in linea generale attiverebbe reazioni di rabbia, frustrazione e conflitto che non portano a nulla, rischiando di far saltare la fiducia e portare il figlio a giocare di nascosto o a trovare espedienti pur di arginare gli ostacoli.

Bibliografia e fonti

Pallavicini, F., Ferrari, A. and Mantovani, F. (2018), Video Games for Well-Being: A Systematic Review on the Application of Computer Games for Cognitive and Emotional Training in the Adult Population, Frontiers in Psychology, 9: 2127

Marc Palaus, Elena M. Marron, Raquel Viejo-Sobera, Diego Redolar-Ripoll (2017), Neural Basis of Video Gaming: A Systematic Review. Frontiers in Human Neuroscience.

Weinstein N, Przybylski AK, Murayama K. 2017. A prospective study of the motivational and health dynamics of Internet Gaming Disorder. PeerJ 5:e3838

M. Manca (2017), Figli che non riescono a staccarsi dai videogiochi. Cosa devono fare i genitori?, AdoleScienza Blog

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